Estate

“Prima regola dopo l’abbandono: shopping. I vestiti non ti tradiranno mai. Al massimo, con un bel paio di scarpe. Ma puoi averli entrambi. Quindi, alza quel culo dal letto e finiscila di piangere. Che il mascara costa”.
“Eddai Ste, smettila… Lalla, su dai però… Respira un po’, non puoi stare ancora a letto…sono le undici… E tra un po’ inizia la lezione di filo, non puoi saltare anche oggi!”
“Seconda regola: viaggio. Solo amiche. Solo donne. Eh? Che ne dite?”
“Ma la pianti? Sono gli ultimi giorni di lezione e tu proponi di buttare tempo in giornate di shopping e viaggi? Inizia la sessione d’esami tra un po’… E io ne devo passare tre, stavolta. Sennò i miei mi uccidono. No, peggio, mi tagliano i viveri e l’affitto! Io mi preparo. Lalla, se vieni con me, sbrigati.”
“Io lo facevo per lei. Sono due mesi che piagnucola spostando le chiappe dal letto al divano. Che poi ci dobbiamo stare tutti sul divano, mica solo lei…”
“Ste, non mi pare il caso… Lasciala sfogare e vedrai che ne uscirà. Lalla! Prendo io la tua bici se tu non vieni allora… Ok? Ok. Esco! Ciao a tutte!!”

Lalla era bella, brava e troppo buona. Lasciata su due piedi da uno con cui si era messa in quarta superiore e che si era portata dietro anche all’università.
Lui scienze politiche, lei lettere. Due facoltà diverse, due appartamenti diversi, ormai due vite diverse, diceva lui. Che non erano più al liceo, diceva lui, che voleva vivere esperienze diverse, diceva lui, che ‘sai, voglio godermela la vita universitaria’, diceva lui. Che aveva trovato una che ce l’aveva più simile alla sua, di vita. Questo lo dicevano gli altri.

Ste, incazzata col mondo, studiava psicologia ma voleva recitare. Era capitata nell’appartamento prima delle altre due (tre se si conta anche Luz, la ragazza Erasmus che non c’era praticamente mai). Relazioni? Le più varie: le piacevano solo tipi con cui potesse parlare apertamente di ogni cosa. Non sopportava i silenzi imbarazzanti, né le attese. Nemmeno i rifiuti. Per cui, appena vedeva uno stabilizzarsi o un calo di attenzioni o di argomentazioni nel tipo di turno, chiudeva. Mollava. Spesso spariva. Non amava annoiarsi e soprattutto perdere tempo.

Gaia, invece, era la più piccola. Matricola al primo anno di lettere, ma dispensava consigli a tutti. Amava stare in casa, fare a fondo le pulizie quando era il suo turno (che capitava sempre dopo quello di Ste… Che puntualmente era a qualche seminario o convegno quei fine settimana…) e cucinare. Veniva da Bologna e la pasta la sapeva fare bene.
Voleva fare l’insegnante… E ci dava dentro con le ripetizioni. Era molto brava. Spesso ridava gli esami anche solo per un voto in più.
Le piaceva studiare. Ma forse le piaceva di più essere la prima della classe. Sempre. Anche all’università.

One thought on “Estate

  1. E Lalla uscì quando era già il giorno dopo. Aveva passato il pomeriggio, la sera e la notte sul divano. Un tutt’uno con l’arredamento del suo piccolo appartamento nel centro di Bologna. Una doccia rigenerante, un caffè al volo, cappotto pesante e via, verso l’unico posto dove poteva essere senza necessariamente dover esserci: l’aula studio della facoltà. Non aveva nessuna voglia di vedere gente, nessuna voglia di parlare nemmeno per ordinare un altro caffè al bar, niente di niente. Ma la sessione d’esami si avvicinava anche per lei e non poteva più rimanere a fare il pezzo mancante del telo del copridivano.

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