La giraffa e il bambino

C’era una volta un leone. Era bello, maestoso, grande e possente. La sua criniera era fulva e risplendeva sul suo capo come il fuoco vivo in un braciere. Si era addormentato all’ombra del suo albero preferito, Terzius, mentre ascoltava l’ennesimo suo racconto di ciò che era accaduto all’alba dei tempi… Perché Terzius c’era già, quando è nato il mondo. Era un piccolo virgulto verdognolo con la chioma spelacchiata, ma curioso come solo i piccoli sanno essere. Ed è stata la sua curiosità a farlo diventare così alto, le sue radici così possenti e rigogliose, i suoi rami così aperti verso il cielo.
Terzius amava raccontare. Tutti gli animali andavano a riposarsi sotto la sua grande ombra e correvano da lui quando qualche dubbio agitava i loro sogni. E lui parlava del mondo, di come è nato e di come si sono evoluti tutti gli animali, le loro storie, le loro passioni in fatto di cibo, di divertimento, di abitudini quotidiane e di amori. Solo di un animale non parlava quasi mai e si scuriva, incurvandosi un po’, quando qualcuno lo interrogava su qualcosa che riguardasse l’animale uomo. Si vociferava tra gli animali che Terzius avesse subito qualche torto dagli uomini, qualcuno diceva che era stato assalito da un branco di uomini famelici di notte, altri che alcuni uomini gli avessero piantato gli artigli sul tronco fino a farlo lacrimare, altri addirittura che dei piccolo di uomo, i più tremendi della specie, gli avessero strappato le foglie più piccole con le loro dita sottili. Alcuni sostenevano addirittura che un uomo, con il solo sguardo, lo avesse strappato dal terreno e riposizionato lontano anni luce da dove era realmente nato. Ma queste erano solo leggende, perché nessuno sapeva esattamente cosa fosse successo. Il tronco di Terzius, però, mostrava dei segni. Assomigliavano ai segni dei rimpianti, insieme a quelli del tempo.
Leon sapeva che a Terzius certi discorsi non piacevano, per questo preferiva farsi raccontare la storia della famiglia dei leoni e di come il vento li avesse accompagnati nel corso degli anni. Adorava il vento, sentirlo sulla sua criniera era l’unico modo per tollerare il caldo della sua terra. Ed era proprio sulla brezza dello scirocco che si addormentava, all’ombra dei ricordi di Terzius.

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