A volte succede

Così mi ritrovo seduta sul letto a guardare fuori dalla finestra della mia stanza nella casa dei miei. Quella di quand’ero piccola, piena di libri, oggettini ricordo di ricordi sbiaditi, fotografie che mi ritraggono con persone che non vedo più dai tempi della foto stessa, attestati di corsi di ogni specie, carte sparse, orecchini fatti da me e lampade senza lampadina. Sul comodino una pila di libri mi osserva: Hesse e il suo giuoco, Seneca con Lucilio, una saga fantasy, un saggio su Falcone, Brecht e Galileo. Allungo una mano per prenderne uno, ma mi fermo subito.
È mattina, saranno le sette, le sveglie sparse per le mensole sui muri sono ferme da anni.
Sono tornata a casa. Mi guardo intorno con la luce chiara delle ipotetiche ore sette e penso che, effettivamente, ora sono sola.
Donna, trentenne, un lavoro che ti regala più preoccupazioni che soddisfazioni, “per fortuna a tempo determinato”, rifletto. Un lutto recente che mi ha distolto per qualche tempo dalla quotidianità e mi ha affossato nell’inconsistenza delle cose materiali e nella fugacità del tempo. Uomini? Non ne voglio parlare. Basti sapere di un’ultima storia durata anni e finita in modo drammatico, qualche avventura per consolare il cuore trafitto, investimenti amorosi che attendono evoluzioni che mai sono arrivate. Sono io. C’est moi.
Fuori il cielo è coperto da un tessuto di nuvole bianche e fitte. Un tempo perfetto per fare ordine. Ma è presto, saranno le sette.
“Quasi quasi mi alzo e vado a correre”, penso. Il fisico non è più quello di quando ho lasciato questa stanza, degli anni universitari, delle feste, delle nottate tarde, delle compagnie allargate formate casualmente la sera prima, dei giorni intensi passati a studiare e delle notti intense passate a studiare, senza battere ciglio e senza fatica. Credendoci, più che altro.
Ora, invece, la convinzione di poter fare tutto, la voglia di riuscirci, di essere qualcuno, di fare qualcosa di buono, di avere il mondo tra le mani ha lasciato il posto ad una disillusione che mi fa dire “meglio che mi alzi e faccia una lavatrice, invece”.

One thought on “A volte succede

  1. Non c’è peggiore sensazione che quella di avere un lungo giorno davanti e non sapere esattamente cosa farne. “Butto tutto dentro, chissenefrega dei colori. Doccia, trucco e a fare un po’ di spesa”. La casa era vuota, ma come l’avevo lasciata tanto tempo fa. Identica, solo vuota. Il frigo vuoto, la dispensa vuota. Le stanze, anche quelle vuote. Ero sola. Completamente sola. Da una parte mi stavo facendo l’idea che quella fosse ancora casa mia, ma ritrovarla uguale a sempre faceva sentire me cambiata. Nemmeno questa era una bella sensazione: mi sembrava di aver fatto passare del tempo, di averlo perso, di essere cresciuta ma senza condividere con chi, forse, avrebbe potuto capire, gioire, rattristarsi, piangere con me.
    Come promesso: doccia, trucco ed ero fuori.
    Dall’esterno sembrava quasi di non essere mai partita: guardare quella vecchia casa dallo specchietto retrovisore mi ricordava mia madre sul terrazzo, a guardarmi mentre ingranavo la retro e partivo, sempre troppo in fretta, secondo lei.
    Era martedì mattina in un paese di provincia, strade deserte ovunque. Mi recai al supermercato più lontano, per avere il tempo di pensare a ciò di cui avrei avuto bisogno nei prossimi giorni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...